IL RICORDO DEL CAPU

Il Memorial Capuzzoni, che vedrà i nostri Dragoni protagonisti domenica in tutte le categorie, è per il rugby milanese qualcosa di più di un torneo come ci spiega il nostro vice presidente Davide con il suo personale ricordo del Capu.

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Davide Fedeli ha iniziato a giocare a rugby a 14 anni grazie a Roberto Maggi, suo professore di educazione fisica alle scuole medie e preperatore atletico delle giovanili dell’Amatori. Parte dalla prima linea — pilone poi tallonatore — per passare a numero 8 e terza ala, ruolo per cui viene convocato in nella mitica prima squadra di Gomez e Doimguez, e del Capu. Da seniores ha giocate nell’ ASR:

“Eccomi qui, a scrivere le sensazioni che provo ogni volta che sento il nome del Capu, ogni volta che mi affiora alla mente un ricordo, sempre chiaro e lucido come se fosse accaduto ieri.
Avevo 17 anni e giocavo nelle giovanili dell’Amatori. Erano gli anni in cui si vincevano scudetti a mani basse, e gli avversari tremavano all’idea di venire in trasferta a Milano, altri tempi.

Un giorno venni convocato in prima squadra per la trasferta di Bologna:  non ci credevo, mi sarei allenato e avrei giocato con i miei miti, quelli che finita la mia partita correvo sempre al Giuriati ad ammirare.
Come tutti i sogni cercavo di gustarmelo fino in fondo: gli allenamenti, il viaggio in pullman con Dominghez, Gomez, e mille altri tra cui il fortissimo terza linea Capuzzoni, Milanese proveniente dall’Asr. La partita si prosettava facile e sarei dovuto entrare anch’io nel secondo tempo, ma qualcosa ando’ storto e Bologna si mise a giocare un gran rugby. Nel 
secondo tempo l’allenatore  — Tati Milano — dovette mettere in campo i nostri pezzi da 90 e  cosi’ io rimasi in panchina ad ammirare i miei campioni preferiti; mi andava bene lo stesso.
Nel viaggio di ritorno un po’ di giocatori incominciarono a discutere ad alta voce del fatto di dovermi fare la matricola. Ipotizzavano già possibili e tremende idee, cose che oggi non si potrebbero fare, ma che io ho subito ad ogni passaggio di categoria, a testa alta: cose da mettere nel bagaglio delle esperienze, che una volta superate ti portano ad avere il rispetto di tutti: quel rispetto che nasce dal senso di appartenenza e di protezione che ogni rugbista ha nei confronti del proprio compagno di squadra.
Quel giorno sul pullman erano già d’accordo, era la mia prima trasferta in prima squadra e dovevo fare la matricola, punto.
Sul più bello però si alzo’ dal suo posto il Capu, ando verso gli altri e prese le mie difese: “il ragazzo non è entrato in campo, non ha il Cap e non potete fargli la matricola. Punto!” Era serio, le regole vanno rispettate, e vanno anche sempre difese.
Gli altri si guardarono stupefatti ma gli dettero retta.
Riaccopagnandomi al mio posto mi ha messo una mano sulla spalla e dicendomi: 
“Oggi non la meritavi, un giorno spero per te di si”.

Me lo ricordo come se fosse ieri.
 Questo spirito, bello, un po’ naïf ma sempre pronto al sostegno del compagno anche contro tutti io l’ho ritrovato nell’Asr. Nella squadra che prima e senza troppe parole ci ha aiutato a far decollare e vivere il nostro RPS, con le risorse degli educatori e con il continuo sostegno morale.
La nostra libertà ed indipendenza di RPS e’ sicuramente il frutto del nostro immenso lavoro, ma anche del compagno silenzioso che ci continua a sostenere, sempre al nostro fianco. Si, in loro rivedo quello spirito del Capu che ancora una volta mi ha messo la mano sulla spalla per accompagnarmi in questo stupendo progetto.

 

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